“UN SORRISO PER UN MONDO POVERO” una mostra fotografica per il St.Jude.

Per tutti coloro che vogliono aiutare il St.Jude e hanno la passione della fotografia o sono fotografi di professione vi invitiamo a partecipare alla mostra fotografica “UN SORRISO PER UN MONDO POVERO”. In una società moderna come la nostra spesso ci dimentichiamo di sorridere a differenza dei Paesi più poveri dove il sorriso è di tutti, indipendentemente dalle condizioni di vita. Un gesto che vogliamo valorizzare attraverso una mostra fotografica dove ognuno può interpretare il titolo in totale libertà.

Attendiamo i vostri scatti! Il ricavato raccolto durante la mostra sarà devoluto ai bambini del St.Jude Children’s Home.

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Tokuru Emmanuel, sìì forte.

Piccole storie dall’Uganda. Emmanuel.

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Emmanuel ha appena quattro mesi ed é appena arrivato al St. Jude. Il 6 maggio ha perso la sua mamma a causa di una grave insufficienza respiratoria e con lei il suo preziosissimo latte. Per alcuni giorni la famiglia ha acquistato del latte locale confezionato ma non era abbastanza per far crescere il piccolo Emmanuel, nato prematuro di circa 7 mesi. Il suo stesso nome Acoli, Tokuru, significa infatti piccolo, debole, che puó venire a mancare da un momento all’altro.  Dopo pochi giorni il suo papá e le sue due sorelle hanno deciso di intraprendere il viaggio da Amuru a Gulu per chiedere aiuto a Brother Elio che subito l’ha accolto al St. Jude. Per un po’ Emmanuel vivrá con noi, accudito da una Mamy delle case famiglia che insegnerá alla sorella maggiore di tredici anni a prendersi cura del fratellino. Una madre, bambina e sorella, come molte qui in Uganda che accettano con un sorriso il loro destino diventando grandi in pochi giorni per mettersi al servizio della propria famiglia. Grazie a lei Emmanuel, se sarà forte, potrà iniziare una nuova vita.

Laura

 

Benvenuto al St.Jude Myron!

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Piccole storie dall’Uganda. Myron

Una settimana fa è arrivato al St. Jude un nuovo bambino. Ha circa un anno e mezzo, è bello vivace, paffutello e sorridente ed è stato abbandonato vicino ad uno degli Health Centre di Gulu. Un ragazzo l’ha raccolto dal bordo della strada e portato al distretto di polizia, dove l’hanno affidato provvisoriamente ad una donna in attesa di avviare le procedure di ricerca dei familiari. Dopo una settimana senza nessun risultato la polizia ha deciso di rivolgersi al St. Jude, che l’ha accolto in una delle case famiglia e gli ha dato un nome: Otukene Myron, che in lingua Acoli significa “cresciuto senza essere stato piantato”. Oggi il St. Jude si prenderà cura della sua crescita, continuando a ricercare i suoi genitori con la speranza che un giorno Myron possa rincontrarli.

Laura

Grazie alla Cooperazione Decentrata Valdagnese per il suo contributo!

Grazie alla Cooperazione Decentrata Valdagnese che quest’anno ha deciso di aiutare il St.Jude finanziando il PROGETTO ESSICATORE.

La tenuta agricola del St.Jude produce ogni anno buona parte delle provviste per i bambini. L’essicazione è una fase importante ma, a causa delle piogge improvvise, spesso si rischia di perdere il lavoro di un intera settimana. Per questo Fratel Elio ha deciso di costruire un essicatore. Si tratta di una costruzione di 15,50 mt per 7 mt, alta 225 e ricoperta di lastre di vetroresina trasparenti per far passare il sole e scaldare la stanza ma, allo stesso tempo, ventilata per impedire che il mais e i fagioli si cuociano. L’essicazione è una fase importante per la conservazione degli alimenti che poi vengono immagazzinati nei silos e sigillati per essere utilizzati al bisogno oppure venduti. La parte della vendita rientra nel progetto “MICROCREDITO” gestito dalle mamme della Consolation Home.

  • Quest’anno compirò 9 anni!
  • Quest’anno compirò 9 anni!
  • Quest’anno compirò 9 anni!
  • Quest’anno compirò 9 anni!
  • Quest’anno compirò 9 anni!
  • Quest’anno compirò 9 anni!
  • Quest’anno compirò 9 anni!

Quest’anno compirò 9 anni!

Piccole storie dall’Uganda: Ronald.

Ho conosciuto Ronald circa un anno fa durante le visite nei villaggi e con lui la sua mamma che non rinuncia mai a nessuno dei nostri appuntamenti mensili di outreach a Paicho. Durante l’ultimo incontro Ronald era molto sofferente perché aveva tre piaghe da decubito: due alla testa e una al fianco sinistro. La mamma di Ronald non riesce a cambiargli frequentemente posizione come lui avrebbe bisogno e l’appoggio più confortevole è una stuoia con qualche vecchio lenzuolo arrotolato utilizzato come cuscino. Ronald è un bambino totalmente dipendente che soffre di epilessia, con un importante idrocefalo e il corpo completamente paralizzato. Da alcuni anni è in trattamento con farmaci anti-epilettici e da poco ha iniziato delle sedute di fisioterapia per prevenire rigidità, blocchi articolari, piaghe da decubito e per educare la sua mamma alla mobilizzazione quotidiana. Per un mese Ronald è stato ospitato in una delle case della Consolation Home per essere curato dalle piaghe e, nel frattempo, procurargli un materasso, un cuscino speciale per supportare la testa e una carrozzina.

Decidiamo di riaccompagnare il piccolo con la sua nonna al loro villaggio. La nonna di Ronald ci racconta che la sua capanna è in mezzo al nulla, o meglio, in mezzo alla campagna, che dista cinque chilometri dalla strada principale e che l’unica strada più o meno tracciata ad accedervi è un piccolo sentiero dove passa a malapena una bicicletta. Ad aspettarli a casa ci sono altri tre nipoti e la figlia, nonché la mamma di Ronald, che è ritornata al villaggio d’origine solo per un breve periodo. Già, la mamma di Ronald non vive e non si prende cura di lui perché il suo secondo marito non è d’accordo. Poco dopo aver avuto Ronald il primo marito gli ha abbandonati e con loro anche gli altri due figli. Nel mentre ha conosciuto un altro uomo originario di Kitgum (dista 80 km dal villaggio d’origine) con cui ha avuto un altro figlio. Il secondo marito, non si sa bene come, due anni fa è rimasto paralizzato e ora più di prima continua a far pressioni alla mamma di Ronald dicendole che lei deve stare lì con lui e il loro unico figlio e non deve occuparsi dei figli avuti con il primo marito. A quanto pare la mamma di Ronald trascorre la maggior parte dell’anno con il secondo marito affidando alla nonna tutti i nipoti, anche l’ultimo! Infatti per quest’ultimo la famiglia di lei ha chiesto al secondo marito dei soldi che non è disposto a pagare.

Eccoci arrivati a Paicho! Ci sistemiamo dentro una capanna per iniziare le visite quando ad un certo momento incrocio lo sguardo della nonna di Ronald, aveva gli occhi lucidi, stava piangendo in silenzio seduta tra gli altri pazienti. Appena arrivati all’incontro alcune donne, solite a partecipare ai nostri incontri mensili, la informano che sua figlia è stata ricoverata all’Health Centre di Awach con “ustioni terribili” su tutto il corpo. Essendo non molto distante da noi decidiamo di accompagnarla in ospedale. Durante il breve tragitto scopriamo che la figlia ha iniziato da poco una terza relazione con un uomo sposato e che, quasi sicuramente, è stata la moglie di quest’ultimo a causarle le ustioni su tutto il corpo gettandole addosso un secchio di olio bollente. Dai racconti delle altre donne la condizione della figlia sembra essere molto grave, fortunatamente quando giungiamo nel reparto di Medicina tiriamo un respiro di sollievo: le ustioni non sono tanto drammatiche quanto le loro descrizioni! A prendersi cura di lei ci sono la sorella e la famiglia dell’uomo che sta frequentando il quale, proprio quella mattina, si trovava al distretto di Polizia di Gulu insieme alla moglie. Dopo pochi minuti lo sguardo della nonna di Ronald non è più spaventato e preoccupato come all’inizio, le lasciamo qualche minuto da sole e poi ripartiamo con destinazione villaggio di Ronald. Inizia a piovere! Una di quelle piogge darain season dove si vede a malapena la strada e il rumore della pioggia è talmente forte che non riesci neanche a sentire la voce della persona accanto. Ad un certo punto la macchina si ferma ed ecco la stradina che porta alla casa di Ronald ed accanto un piccolo villaggio di tre capanne. Proprio in una di queste capanne Ronald e la sua nonna trascorreranno la notte, in attesa che il temporale finisca e che qualcuno con la bicicletta gli aiuti a portare tutto il necessario nella loro casa. Lasciamo alla nonna un po’ di soldi per il trasporto e le diamo appuntamento per il mese prossimo con la speranza che le piaghe di Ronald siano completamente guarite.

Laura

  • Moses: un altro angelo in paradiso…
  • Moses: un altro angelo in paradiso…
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  • Moses: un altro angelo in paradiso…
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  • Moses: un altro angelo in paradiso…
  • Moses: un altro angelo in paradiso…
  • Moses: un altro angelo in paradiso…

Moses: un altro angelo in paradiso…

Ieri mattina il St. Jude ha celebrato il funerale di baby Mic Moses. Il piccolo Moses aveva compiuto da poco 7 mesi ed era un bimbo sorridente, sereno e socievole seppur la sua storia iniziò sul bordo di una strada. Era il 10 settembre quando Moses, su richiesta della polizia locale, fu accolto al St. Jude. Moses aveva solo un giorno di vita e pesava 1,78 kg. Fortunatamente l’appetito non gli mancava e ben presto iniziò a mettere su peso. Da una visita all’altra i medici segnavano solo che miglioramenti. Moses stava crescendo bene e non aveva nessuna delle patologie per cui era stato fatto lo screening! Da alcuni mesi un solo parametro non tornava: la concentrazione di emoglobina nel sangue, che era sotto i valori normali ma forse non al punto da richiedere una trasfusione. Tutto andava bene finché il pomeriggio di tre giorni fa Moses è stato portato d’urgenza in ospedale. Questa volta la concentrazione di emoglobina aveva raggiunto valori bassissimi. Moses aveva bisogno di altro sangue e al più presto! Allora il team medico iniziò a cercare vene in tutto il corpo per trasfonderlo, non smettendo mai di ventilare e rianimare quando era necessario. Dopo più di due ore di tentativi non c’è stato più nulla da fare, il cuore di Moses aveva smesso di battere. Nulla di tutto questo ci saremmo mai aspettati così all’improvviso. Una perdita drammatica di fronte alla quale vogliamo ricordare Mic Moses come un dono per tutti noi, come il suo stesso nome Acoli, Mic, significa. Per tutto il St. Jude, per tutta la comunità locale, per la coppia di amici spagnoli che avrebbe desiderato adottarlo e in particolare per la sua Mummy, che gli è stata vicino fino all’ultimo giorno, il cuore di Moses continuerà a battere.

Laura (3 maggio 2016)