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Paola

E CHI L’HA DETTO CHE L’IMPOSSIBILE NON PUO’ DIVENTARE POSSIBILE?!

Anna Maria è stata l’ultima nuova arrivata alla Consolation Home; una bambina di Hoima con problemi di spasticità ai quattro arti che però non ha perso mai la speranza di poter un giorno andare a scuola come gli altri bambini.
Quando è nata purtroppo il papà ha abbandonato lei e la sua famiglia e così la mamma si è ritrovata a prendersene cura da sola, portandola con se ovunque, legandola alla schiena, fino all’età di otto anni quando finalmente Anna ha potuto realizzare il suo desiderio: poter andare a scuola! Domenica 16 febbraio è stato il giorno in cui sono arrivata al St Jude ed è stato il giorno in cui anche Anna ci è arrivata per la prima volta assieme a me, Paolo e alla mamma. Impossibile descrivere il volto di quella bambina in quel giorno: tutto sorrideva, soprattutto gli occhi! Anna era felice!
E’ stato meraviglioso vedere come gli altri bambini della Consolation l’hanno accolta e subito si è deciso di farla partire a scuola dalla Primary 1, consapevoli che Anna con parlava né l’inglese né l’acholi e a dire la sincera verità io non l’avevo nemmeno mai sentita parlare. Con una velocità incredibile ha però subito imparato i nomi dei bambini che le stavano attorno e inevitabilmente anche il mio che la seguivo nella fisioterapia e aiutavo la mamma che aveva  il compito di seguirla al mattino per lavarla e prepararla per la scuola. Ci avevo preso gusto a sentirle pronunciare il mio nome per chiamarmi quando sentiva la mia voce! Solo che malgrado passassero le settimane di scuola ci chiedevamo quanto la bambina fosse intellettivamente in grado di andare a scuola e imparare…ancora di inglese non capiva nulla, non rispondeva a nessuna domanda e a volte scoppiava in crisi di pianto…ma non è servito molto tempo ancora perché questa bambina mi insegnasse una cosa grandissima quel giorno in cui ero a fare la solita fisioterapia con tutti i bambini e stavo dando loro l’acqua con i fermenti…Anna era sdraiata alle mie spalle quando ad un certo punto sento una voce da dietro dire “Water”…mi giro e guardo Anna un po’ incredula e le chiedo se volesse qualcosa…in quel momento, con uno sforzo enorme per coordinare la bocca e parlare Anna mi guarda e scandendo ad una ad una le parole mi dice “I want water!”…credo di non aver mai dato dell’acqua così volentieri ad una persona…mi veniva quasi da piangere per la soddisfazione! Anna in quel momento mi aveva insegnato una cosa grandissima: quando desideri qualcosa con tutta te stessa, usando tutte le forze e la volontà si può raggiungere l’impossibile!

LO SGUARDO DELLA GRATITUDINE

Il “giro parenti” lo chiamavamo…la visita nei villaggi alle persone tetraplegiche e paraplegiche che il St Jude segue  e aiuta…dal centro città prendiamo la strada che porta all’università e poi di lì si gira sulla sinistra in una stradina in mezzo ai campi, sempre avanti per stradine via via più strette e affiancate dall’erba alta, fino ad arrivare ad un gruppo di capanne circondate da un giardino talmente verde che sembra ricoperto da una perfetta erba inglese. E’ di fianco a questo giardino che si trova la casa di Akena Christofer, un uomo rimasto paralizzato pochi anni fa tornando con il cognato dai campi trasportando legna, quando un palo gli è caduto direttamente sul collo colpendogli la colonna vertebrale.
Le luci, gli odori e l’arredamento della casa non erano affatto dei più piacevoli ma il sorriso di quell’uomo compensava tutto il resto; Akena sdraiato sul suo letto sotto ad una finestra chiusa da delle stoffe che lasciavano passare gran poca luce, coperto dalle uniche lenzuola che aveva. Appena usciamo da casa sua per tornare al St Jude chiedo subito a Paolo di riportarmi lì il prima possibile uno dei prossimi giorni perché quell’uomo ha diritto come tutti di vedere la luce del sole, ha diritto come tutti a riposare pulito! E così dopo pochi giorni torniamo lì con degli asciugamani, del sapone e delle lenzuola, lo sediamo con attenzione sulla carrozzina e mentre gli uomini si occupano di dare una pulita alla casa io esco con lui alla luce del sole. Non ho idea da quanto tempo Akena non uscisse, da quanto tempo non si muovesse da quel letto, ma viste le enormi gocce di sudore che gli colano giù dalla fronte capisco che il suo corpo debole non è più abituato a tali sforzi. Con delicatezza, sapone in una mano e asciugamano dall’altra, inizio a lavargli prima il viso e il busto e poi il resto del corpo fino ai piedi…l’espressione che si apre sul suo volto credo sia stata la cosa che più mi ha ripagata di quella fatica, che in realtà fatica non è stata, quel sorriso sereno e quello sguardo profondo che senza alcuna parola faceva trasparire un grazie profondo. Credo che in quel momento da parte di entrambi si sia creata una sintonia priva di barriere, di stereotipi o stupide credenze: semplicemente due persone!

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