Benvenuto Denis!

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Piccole storie dall’Uganda. Denis

Denis è arrivato oggi al St.Jude con il suo giovane papà dall’aria persa e con un foglio di invio della Parish di Labala. Ha appena 6 mesi, ha la tosse e sembra stanco. La sua mamma è morta a capodanno per il morso di un serpente. Chissà dove andava, forse a prendere l’acqua, lontano. Aveva 27 anni e un altro bambino piccolo oltre a tre figli morti nel primo anno di vita. Denis resterà con noi almeno per tre anni. Il suo sguardo consapevole e rassegnato accompagna l’allontanarsi del suo papà.

Maresa

 

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The king of Awach

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Piccole storie dall’Uganda. The king of Awach.

Per il primo dell’anno, io e Paolo, decidiamo di andare a trovare Philip, un ragazzo che ha vissuto al St.Jude fino allo scorso settembre, quando ha deciso di tornare al suo villaggio a Paicho, poco lontano dal St.Jude. Con noi si aggiunge Vincent e la sua fedelissima stampella, indispensabile per aiutarlo a camminare, causa della poliomelite che lo ha colpito da piccolo. La strada fatica a scorrere ma dopo quasi un’ora arriviamo alla casetta di Philip. Lui non c’è ci dicono. È alla chiesa a pregare ma è poco distante e in dieci minuti di cammino lo raggiungiamo subito. Eccolo lì, “the king of Awach”, come l’hanno nominato scherzosamente i suoi amici. Un berretto jamaicano con l’immagine di Bob Marley identifica subito il personaggio che abbiamo di fronte. Nonostante una malformazione agli arti dalla nascita che lo costringe su una sedia a rotelle, Philip è riuscito ad inserirsi nella sua comunità e a guadagnarsi un’immagine che molti invidiano.DSC01009 Sarà anche perchè la sua condizione gli ha regalato una casetta e l’assistenza di Brother Elio, che lo segue dal primo giorno che l’ha raccolto al campo profughi di Paicho.

Ci dirigiamo nuovamente verso la casa di Philip e ci accomodiamo all’ombra dell’albero di mango curiosi di farci raccontare le sue giornate con il fratello, la moglie, i suoi due bambini e gli amici che vivono nelle capanne vicine. È felice e non ha nessuna intenzione di tornare al St.Jude, anche se sa che lì potrebbe frequentare la scuola che ha voluto abbandonare. Ci lasciamo cullare dalla brezza fresca e dal suo sorriso che illumina questo primo giorno dell’anno. Il tempo miracolosamente si è fermato. Intorno a noi non c’è nulla e tutto allo stesso tempo…ma per i ragazzi di oggi è troppo poco. Anche loro fanno parte del mondo social, sempre collegati in tempo reale con una realtà virtuale che nulla ha a che fare con una capanna minuta, un piatto di riso e qualche gallina. Accettiamo volentieri l’invito a pranzo del fratello di Philip e ci facciamo posto nella sua capanna. La moglie, inginocchiata al nostro fianco, ci porge la bacinella per lavarci le mani che useremo come cucchiaio per servirci le pietanze che ci ha premurosamente cucinato. Le parole non mancano e si chiacchera come in un qualsiasi locale davanti ad un aperitivo. In quattro metri quadrati si concentra la vita di quattro persone: si mangia, si dorme, si discute, ci si ama…la vita in uno spazio minimo. La stessa nostra vita ma così diversa. Salutiamo Philip e risaliamo in macchina. I bambini più piccoli che al nostro arrivo ci guardavano diffidenti ora ci salutano. Apowo!! Grazie Philip di averci regalato un primo dell’anno così speciale. Presto torneremo a trovarti e siamo sicuri che ti troveremo sempre lì, sulla tua sedia e il tuo sorriso così regale. Il sorriso di “the king of Awach”!

Silvia

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