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Morgane

Tanti anni, mesi e giorni a sognare di partire e realizzare questo viaggio che una volta prenotato il volo Milano- Entebbe con la KLM non riuscivo ancora a realizzare ciò che stavo per fare. Ormai è passato più di un mese dal rientro eppure mi sembra solo ieri di aver passato la giornata sotto l’albero di mango, al riparo dal caldo sole africano, coi tanti, allegri, chiassosi e affettuosi bambini del St. Jude. Il mio viaggio è iniziato il 13 agosto, aereo delle 6 da Milano Malpensa, scalo ad Amsterdam di un paio d’ore e poi si riparte verso Entebbe! La mattina successiva alle 7 prendo il postbus da Kampala a Gulu… il viaggio in bus dura 8 lunghe ore tra sedili caldi e afosi, sobbalzi, lunghe soste e venditori di cibo e bevande che assaltano i finestrini ad ogni sosta. Qui iniziano un susseguirsi di sensazioni nuove e strane per me; la terra rossa fiammante si fa strada fa la verde vegetazione a tratti rigogliosa, a tratti arida come una densa colata di magma, il sole è sempre alto su di me, il cielo è enorme e sconfinato e mi ritorna in mente Asterix con la sua grande paura che il cielo gli cada addosso. Poi gli odori acuti e forti dei mercati, i colori sgargianti dei tessuti degli abiti delle donne e le voci dei bimbi che ancora gracili e piccoli ti gridano “munu bye” ogni volta che passi. Mi sembra quasi un viaggio surreale. Ma le emozioni più forti si riservano per quando arrivo all’orfanotrofio, scesa dal pick-up, nemmeno il tempo di capire dove sono, come, quando e perché che un’orda di bambini festaioli corre incontro a me e agli altri due volontari con cui sono arrivata saltandoci addosso e chiedendoci il nome. Dopo il primo pomeriggio passato con loro a giocare mi sembrava di essere lì da una vita. Mi sembrava di essere lì da sempre perché l’unico requisito che ci vuole per star là e vivere a pieno ogni momento è la semplicità di essere sé stessi. Non c’è da allenarsi, capire o impegnarsi per farlo, stando con bambini così carichi di vitalità, gioia ed energia viene spontaneo adeguarsi a loro. E’ stupefacente vedere come ogni gesto, attività o gioco gli regali un sorrisone dal quale è difficile scappare e non essere contagiati. Star con loro e vederli sorridere fa venire voglia di voler far di tutto pur di sapere che potranno sorridere sempre. Ho trascorso al St. Jude poco più di un mese e i giorni, scanditi da giochi e laboratori passavano veloci trascorrendo insieme anche momenti della quotidianità, come i pasti, i bagnetti e momenti di festa come la Messa della domenica..tutto ciò ha contribuito a farmi sentire parte di una grande famiglia. La parte più difficile del viaggio è stata sicuramente la partenza, la sera prima non riuscivo a realizzare fino in fondo che il mio viaggio era giunto al termine e quando me ne son resa conto mi ha preso una gran malinconia al pensiero di lasciare lì tutte le emozioni che mi avevano regalato in quei 40 giorni tutti i bambini, le mamy, le auntis e gli altri volontari conosciuti. Son partita portandomi via un bagaglio di emozioni e ricordi bellissimi e una consapevolezza del tutto nuova di ciò che è davvero indispensabile per essere felici. Inoltre mi son portata via una grandissima voglia di ritornare. Infine ho capito che, sebbene andiamo lì come volontari con l’intenzione di lasciargli qualcosa noi, alla fine tutto ciò che ti lasciano loro è più di quanto forse non riusciamo a dargli noi. Non è facile cercare di rendere nero su bianco e comprimere in poche righe quello che è stata questa grande esperienza ma spero di essere riuscita, seppur in minima parte, a trasmettere parte delle sensazioni che ho provato al St. Jude.

Apwoyo Matek Uganda!!

Morgane

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About Silvia Morandini

Fondatrice associazione e volontaria