“DIARI DI GUERRA E DI PACE” di Brother Elio Croce

diario-copDopo un anno di lavoro e impegno siamo felici di poter presentare un libro che tutti noi avevamo a cuore:

“DIARI DI GUERRA E DI PACE. Un missionario comboniano trentino in Nord Uganda 1996-2004” (Edizione Curcu&Genovese).

Una testimonianza scritta in prima persona da Brother Elio Croce durante la guerra in Nord Uganda e l’epidemia di Ebola.

“Scende la notte, è notte di luna piena di un colore rosso come il sangue, quasi un triste presagio. La gente dei dintorni ormai dorme tutta in ospedale e con la paura cresce anche l’angoscia che impedisce di dormire. Non ci resta che pregare la Regina della Pace la quale ci protegga. I miei operai sono convinti che i ribelli non attaccheranno l’ospedale perchè io ho seppellito i loro morti. Speriamo…”

Per chi fosse interessato contattateci all’indirizzo volontariamostjude@gmail.com

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  • Maria: “Nonostante la lingua dei segni non sia universale siamo riusciti ad intenderci da subito, con un bambino in particolare c’è stato un feeling immediato”
  • Maria: “Nonostante la lingua dei segni non sia universale siamo riusciti ad intenderci da subito, con un bambino in particolare c’è stato un feeling immediato”
  • Maria: “Nonostante la lingua dei segni non sia universale siamo riusciti ad intenderci da subito, con un bambino in particolare c’è stato un feeling immediato”
  • Maria: “Nonostante la lingua dei segni non sia universale siamo riusciti ad intenderci da subito, con un bambino in particolare c’è stato un feeling immediato”
  • Maria: “Nonostante la lingua dei segni non sia universale siamo riusciti ad intenderci da subito, con un bambino in particolare c’è stato un feeling immediato”
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  • Maria: “Nonostante la lingua dei segni non sia universale siamo riusciti ad intenderci da subito, con un bambino in particolare c’è stato un feeling immediato”
  • Maria: “Nonostante la lingua dei segni non sia universale siamo riusciti ad intenderci da subito, con un bambino in particolare c’è stato un feeling immediato”

Maria: “Nonostante la lingua dei segni non sia universale siamo riusciti ad intenderci da subito, con un bambino in particolare c’è stato un feeling immediato”

Mi chiamo Maria e sono sorda dall’età di 3 anni a seguito di una febbre molto alta. Ho da sempre sentito che la mia vocazione fosse quella di aiutare i bambini poveri dell’Africa e finalmente l’ottobre scorso sono riuscita a realizzare questo mio forte di desiderio. Mi sono recata al Saint Jude per 2 settimane e la mia esperienza è stata bellissima, commovente e piena d’amore. Credo fermamente che il volere di Dio si sia compiuto.

Sono partita per il St. Jude con altri 2 volontari che già ci erano stati in precedenza. Il viaggio è stato davvero pesante e faticoso e ci abbiamo impiegato 2 giorni interi ma ne è valsa veramente la pena. Per tutto il viaggio non facevo altro che pensare ai bambini che avrei trovato là e non vedevo l’ora di conoscerli ed abbracciarli. Quando siamo arrivati ho trovato dei bambini meravigliosi. Ho ricevuto grandissimo Amore, ed è stato un Amore che non sono abituata a ricevere qui in Italia. Mi sono messa a totale disposizione dei bambini e delle mamme che si sono dimostrate aperte e disponibili nei miei confronti anche se non parlavamo la stessa lingua. Loro parlano inglese ed acholi mentre io sono bilingue italiano/lingua dei segni italiana. Ero un po’ preoccupata prima di partire che potesse esserci qualche problema di comunicazione invece sono rimasti tutti  incuriositi  e con grande entusiasmo sia i bambini che le mamme hanno voluto imparare anche loro a segnare le frasi più comuni come buongiorno, buon appetito, come stai, ho fame ecc. Inoltre sono rimasta benevolmente stupita che sul muro della sala infermeria dell’orfanotrofio ci sia dipinto l’alfabeto della lingua dei segni. Qui in Italia la lingua dei segni non è stata ancora riconosciuta a livello parlamentare (unico Stato in tutto il mondo insieme a Malta). Vedere che in Africa ci sia invece questa sensibilità e cultura mi ha fatto sentire ben accolta e ancor più amata. Ho avuto anche l’occasione di incontrare 2 bambini sordi ospiti dell’orfanotrofio che frequentano una scuola speciale per bambini sordi. Nonostante la lingua dei segni non sia universale siamo riusciti ad intenderci da subito. Addirittura con uno dei due c’è stato un feeling immediato: appena mi ha vista da lontano senza che sapesse in anticipo che sono sorda ha reagito come se l’avesse intuito immediatamente e mi si è avvicinato abbracciandomi con un amore indescrivibile. Sono rimasta così contenta per questo che mi piacerebbe, la prossima volta che tornerò, portare un progetto semplice di apprendimento della LIS in modo anche da agevolare la comunicazione tra i 2 bambini sordi e gli altri bambini ospiti dell’orfanotrofio. Anche le mamme me lo hanno fortemente chiesto e ho promesso loro che la prossima volta faremo dei momenti di insegnamento. Nel giro di pochi giorni tutti gli abitanti di Gulu sapevano che ero una volontaria sorda. Anche quando andavo al mercato per acquistare frutta e verdura mi riconoscevano e mi venivano incontro per salutarmi e dirmi che ero benedetta da Dio. La mia preoccupazione quindi è stata infondata e ho capito che l’unica lingua che conta è solo quella dell’AMORE. Ogni giorno sia coi bambini che con le mamme facevamo grandissimi e lunghissimi abbracci. L’altra volontaria mi ha riferito che le mamme non sono abituate a grandi manifestazioni di affetto e soprattutto al contatto fisico. Perciò questa cosa ha avuto per me ancor più grande significato perché vuol dire che ci siamo amate veramente col cuore.

In queste 2 settimane di permanenza mi sono dedicata insieme agli altri volontari alla cura ed igiene dei bambini nonché a provvedere a tutti i loro bisogni quali il gioco, le poppate per i più piccoli, il cambio di abiti, le passeggiate coi bambini disabili, ecc. Ho capito quanto sia importante per loro prestargli attenzione e coinvolgerli come se fossero membri della propria famiglia. Le mamme che si dedicano a loro sono molto indaffarate e anche loro hanno la necessità ogni tanto di svagarsi. Per questo la prossima volta provvederò anche a portare qualche lavoretto come il cucito e il ricamo.

Essendo molto cattolici ogni tardo pomeriggio usano riunirsi per il rosario. Ogni sera mi univo a loro per pregare ed era un momento veramente speciale nel quale tutti i bambini pregavano in acholi concentrati e assorti. Le mamme e alcuni bambini più grandicelli mi hanno chiesto di pregare per loro anche quando sarei tornata in Italia ed è per questo che chiedo a tutti voi che mi state leggendo di dedicare una preghiera a loro e alla loro comunità.

Sono molto soddisfatta della mia permanenza malgrado abbia trovato dei problemi di igiene e la presenza di malattie come la malaria che possono anche diventare pericolose. Qualche giorno fa, siccome da quando sono rientrata sento una grande nostalgia dei bambini e delle mamme, avrei voluto mollare tutto, lasciare l’Italia e trasferirmi per sempre da loro. Poi però consapevole che qui ho una famiglia da accudire e tanti amici che mi amano ho dovuto controllarmi e capire che le mie priorità per ora sono qui a Varese. Però ho giurato a Dio di andare da loro il più volte possibile per potergli donare tutto il mio amore. Sono certa  che ritornerò prestissimo con la mano di Dio che mi accompagnerà.

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