Una casa per orfani e disabili a Gulu (Nord Uganda)

 

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Il sogno di Bernardetta

Il St.Jude Children’s Home nacque ad Anaka, nel distretto di Gulu, nel 1981 e rappresentò l’avverarsi di un grande desiderio di una maestra d’asilo: Bernardetta Akwero. I bambini inizialmente accolti erano le vittime di mali comuni a moltissimi bambini dell’Africa, quelli cioè dell’estrema povertà e della mancanza di un futuro sereno. Ben consapevole di questo Bernardetta Akwero fonda il St. Jude con l’intento di dare una speranza ai più poveri.

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 «Il più importante proposito ed obiettivo è quello di chiamare a raccolta i diseredati: fornire loro assistenza, un luogo dove stare, alimentazione ed educazione»

 

Brother Elio

Cinque anni dopo, nel 1986, con il dilagare della guerra civile, al St. Jude sono presenti 120 ospiti, tre anni dopo saranno 160.

Bernardetta è una donna tenace, con uno spiccato senso pratico e organizzativo che, grazie all’aiuto di persone come Fratel Elio Croce, i sanitari del St. Mary’s Hospital di Lacor, i dottori Piero e Lucille Corti e i volontari italiani, riuscirà a garantire cure e cibo a centinaia di bambini.

Alla morte di Bernardetta, avvenuta il 15 febbraio 1992, la guida del St. Jude è passata a Fratel Elio Croce.

Da quel giorno, “Brother”, così tutti lo chiamano al St.Jude, ha diviso la sua attività tra il St. Jude Children’s Home e il St. Mary’s Hospital di Lacor, il grande ospedale missionario nato dall’impegno di Piero e Lucille Corti, dove lui è capo tecnico.

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Oggi

La guerra, durata oltre vent’anni, ha causato l’aumento dei bambini orfani, disabili e ammalati. In questi anni il St.Jude ha accolto e sostenuto tutti coloro che avevano bisogno di casa, cibo, cure e educazione.

Oggi vivono circa 150 bambini, di cui 40 con disabilità di diverso tipo.

Il St.Jude Children’s Home non è solo una casa per 150 bambini ma è anche scuola materna e primaria per circa 350 studenti. Offre assistenza medica a 400 bambini disabili nei villaggi vicini e sostiene le spese scolastiche per coloro che non possono permetterselo.

Dal 2012 è anche tenuta agricola per provvedere al proprio autosostentamento e creare nuovi posti di lavoro.

foto Africa (99)

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